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Intervista a Giovanni Francescon

25/10/2019

Gli occhiali sono molto più di uno strumento che milioni di persone utilizzano per vedere meglio o proteggersi dal Sole: sono un accessorio di moda irrinunciabile, un oggetto di culto, una maschera attraverso la quale nascondersi o, al contrario, rivelarsi. Sono un segno dei tempi e un compagno di viaggio imprescindibile. Ma come nasce un occhiale? Quali sono i suoi segreti? Oggi cercheremo di capirlo con chi ogni giorno cerca ispirazione perché i nostri occhiali siano sempre un dettaglio decisivo e distintivo del nostro look.
 
Giovanni Francescon disegna le montature RossoT e lo siamo andati a trovare nel suo studio insieme a dieci domande. Buongiorno Giovanni, innanzi tutto grazie per averci ospitato e subito la prima domanda: da dove nasce la sua vocazione nei confronti degli occhiali?
Buongiorno e grazie innanzitutto di darmi l’opportunità di descrivere il mio lavoro e di trasmettere la passione che ho per esso. 
Ho cominciato a lavorare nel mondo dell’occhiale a 22 anni assunto presso una piccola fabbrica che produceva montature, ora quest’azienda è diventata una multinazionale,
Nell’ambito dell’azienda ho iniziato come operaio e dopo circa tre anni sono stato promosso addetto alla gestione di alcune fasi del ciclo di produzione.
È in questi anni, mentre vedevo passare davanti ai miei occhi i diversi occhiali, che ho iniziato ad essere attratto dalla varietà delle forme dei cerchi e delle aste, dai particolari costruttivi dei naselli e delle cerniere, dai diversi materiali impiegati e ho intuito la bellezza del problema del ridurre questa complessità all’unità armonica di un unico occhiale. 
Lì mi sono reso conto che sebbene gli occhiali sembrassero degli oggetti molto semplici, in realtà non lo erano e ho capito che tutto ciò che vedevo era frutto della conoscenza, della tecnologia e della capacità artigianale di molti uomini e lì un lavoro si è trasformato in passione.
Così ho iniziato a disegnare occhiali a mano a casa mia, solo per me senza far vedere a nessuno il mio operato, ho iniziato a studiare e sviluppare concetti che si distinguessero dallo standard e dalla routine del periodo.
All’ età ci circa 32 anni dopo aver fatto esperienza con altri incarichi in diverse fabbriche del settore, una multinazionale mi fece una proposta e cominciai a lavorare per loro come designer. Da quel giorno la mia passione si è trasformata nel mio lavoro, un’avventura che continua ad andare avanti e che si evolve seguendo le nuove tecnologie e i nuovi sistemi di produzione.


Si sente più un designer o uno stilista?
Mi sento un bravo designer e, come tutti, apprezzo i bravi stilisti.
Come è cambiato il suo lavoro da quando ha cominciato? 
Il mio lavoro è cambiato tantissimo perché la società nel tempo si è trasformata.
L’evoluzione del ciclo produttivo ha visto subentrare nuove tecniche come la stampa tridimensionale applicabile sia alle materie plastiche sia alle metalliche, ha visto subentrare nuovi materiali come il jeans e l’asfalto riciclato che siamo riusciti ad applicare alle montature, inoltre e soprattutto perché a livello di designer ora si usa il computer con il quale si hanno enormi vantaggi di precisione e si possono avere in tempo reale i primi prototipi da valutare.

Cosa deve avere secondo lei una montatura per diventare un “trend” da sfoggiare? 
Naturalmente una montatura per essere bella deve essere curata in ogni suo particolare, sia meccanico sia estetico, ma per diventare un trend da sfoggiare bisogna che chi la indossa possa sentirla sua come sente suo un bel vestito che ha scelto.
Qual è l’occhiale che ha disegnato di cui è più orgoglioso?
Nella mia vita lavorativa di occhiali ne ho disegnati tantissimi e per me erano come dei figli, molti dei progetti che a me piacevano sono stati scartati altri invece sono stati prodotti e apprezzati.
In questo momento della mia storia mi sento molto orgoglioso di aver disegnato RossoT, perché siamo riusciti ad armonizzare tecnologia, materiali nobili elastici, resistenti, anallergici, abbinati a un design alternativo, ma funzionale.

Ed escludendo quelli che ha disegnato lei, quali sono – a suo giudizio – le tre montature che hanno fatto la storia dell’occhiale?
La prima è sicuramente il Wayfarer Classic dei Blues Brother, la seconda è la Kat Eyewear di Grace Kelly, la musa di Hitchcock, che la indossava tra turbanti e cappelli, la terza invece è l’Aviator una montatura classica da Top Gun a Callaghan.

E, invece, sul futuro dell’occhiale, ci dobbiamo aspettare qualcosa di nuovo? 
Siccome tutto è sempre in evoluzione, sicuramente ci dobbiamo aspettare molte novità.
Chi saprà coglierle e svilupparle avrà successo nel campo dell’ottica che verrà, una cosa è certa se io ne avessi qualcuna non le direi.

E sulle lenti da sole ha qualche consiglio per chi ci legge?
Sulle lenti da sole avrei tantissimi consigli, il più importante che mi sento di dare, è di diffidare delle montature a basso prezzo e prive di certificazioni, perché se una lente è di scarsa qualità o se il taglio della lente non è svolto in maniera corretta si possono creare enormi e irreparabili danni ai nostri occhi.
E a proposito di consigli e creatività applicata agli occhiali, cosa suggerirebbe ad un giovane che sente, come ha sentito lei, il desiderio di indirizzare la propria creatività nel disegnare montature?
Di seguire con coraggio e con perseveranza la propria vocazione, ma siccome dietro l’apparente semplicità del prodotto si nascondono tantissime nozioni, che servono sia a livello tecnico che per la corretta calzata dell’occhiale, personalmente consiglio fare certamente scuola e molta esperienza, e ricordarsi che ogni lavoro che si ha avuto la possibilità di scegliere va amato, perché ciò ne alimenta la creatività.
Ringraziando Giovanni Francescon per il tempo che ci ha regalato, ho un’ultimissima domanda: chi desidera indossare un nuovo occhiale da sole, perché dovrebbe scegliere un modello RossoT?
La prima risposta che mi viene in mente è perché sono bellissimi, poi perché trattasi di prodotti altamente tecnologici per l’utilizzo di materiali eccellenti frutto di molta ricerca per l’applicazione anche nel settore ottico, inoltre perché RossoT può vantarsi di essere prodotto al 100% in Italia.